Programma

Liberi e Uguali: idee e proposte per le Italiane e gli Italiani all’estero

Le Italiane e gli Italiani all’estero sono una comunità vasta e composita, fatta da donne e uomini partiti in epoche vicine o lontane: sono i discendenti di coloro emigrati nelle Americhe nel primo Novecento in fuga dalla miseria, gli emigranti partiti nel secondo dopoguerra verso le miniere e i grandi complessi industriali del Nord Europa, coloro che per ragioni professionali si vedono costretti sempre di più a spostarsi all’estero, magari per brevi periodi o come frontalieri, e i tanti – giovani e meno giovani – che hanno ripreso a lasciare l’Italia nell’ultimo decennio dopo la crisi (285.000 solo l’anno scorso, oltre un milione e mezzo negli ultimi 10 anni), per andare a portare le loro capacità all’estero nei settori più disparati, dalla ricerca alla ristorazione, dalle multinazionali all’umanitario.

Tutte e tutti sono stati accomunati, nel tempo, dalla volontà di andare a cercare all’estero quella soddisfazione professionale e personale che non hanno trovato nel nostro Paese. Allo stesso tempo, grazie all’esperienza della vita all’estero hanno assunto una visione anche “altra” – e dunque più arricchente – del nostro Paese. Spesso portatori di punti di vista nuovi e inediti sul nostro paese e sul mondo, soprattutto sulle esperienze di emarginazione vissute dai nostri emigrati nel secolo scorso che possano aiutarci a costruire una giusta politica dell’integrazione per tutti i migranti di oggi.

Liberi e Uguali vuole rappresentare tutte e tutti voi, intervenendo in maniera concreta e credibile su più piani, per risolvere quelle questioni rimaste sospese negli ultimi dieci anni di governi di centro destra prima, e di larghe intese poi.

In primo luogo, vogliamo impegnarci per aiutare il quotidiano delle comunità all’estero rispondendo ai bisogni comuni di tutti i nostri connazionali, in termini di servizi e assistenza al cittadino, così come di rispetto dei diritti. Sappiamo poi quanto sia importante valorizzare le enormi competenze e potenzialità delle comunità all’estero nel settore della ricerca, dell’impresa, della promozione culturale.

In secondo luogo, ci faremo portatori delle e dalle esperienze dei nostri connazionali all’estero, per lottare in Parlamento al fine di migliorare e correggere tutte quelle storture che hanno portato centinaia di migliaia di persone a lasciare il nostro Paese, a cominciare da una rinnovata dignità del lavoro e una maggiore attenzione a ricerca e cultura. Vogliamo porre con forza il tema della nuova emigrazione come questione nazionale, figlia della crisi di un Paese governato da politiche che hanno creato precarietà, assenza di prospettive, e disoccupazione di massa per un paio di generazioni di Italiane ed Italiani che hanno scelto una via di fuga nell’emigrazione: riteniamo la convocazione di una seconda conferenza mondiale degli Italiani nel mondo in seguito ai mutamenti economici e sociali e la nuova mobilità un’iniziativa urgente da affrontare.

Sostenere tutte le nostre comunità all’estero: rispetto della rappresentanza istituzionale e servizi più semplici, cittadinanza, mobilità e diritti

Le istituzioni italiane all’estero e gli strumenti di assistenza e cittadinanza per le nostre comunità devono essere il canale d’integrazione nel paese ospitante, attraverso una rete capillare di contatti ed iniziative condivise e da un’informazione puntuale ed esaustiva sulle stesse, a partire dal potenziamento delle piattaforme online per scopi comunicativi. Ci faremo portatori delle proposte seguenti:

  • Sportello unico per i servizi e “carta dei diritti all’estero”: informazioni più facili e maggiore assistenza per i nostri connazionali.

Proponiamo di facilitare la vita quotidiana dei nostri connazionali all’estero con la creazione di una “carta dei diritti” e di uno sportello unico al quale chiedere informazioni e assistenza in tutti i casi della vita quotidiana (dal rinnovo della patente e dei documenti di identità, all’orientamento scolastico, dall’assistenza sociale e legale nei Paesi di residenza, all’orientamento nelle pratiche internazionali in materia di imposte, di diritti lavorativi e previdenziali, e di diritto alla salute) rafforzando le sinergie tra Consolati, Comites, patronati, scuole italiane, enti di promozione commerciale. In parallelo, è necessaria una revisione del funzionamento degli sportelli EURES in Italia privilegiando una attenzione maggiore all’orientamento e all’informazione dei cittadini italiani che vogliono recarsi all’estero per motivi di lavoro.

  • Nuova legge elettorale per l’estero: legalità, revisione delle modalità di partecipazione al voto, garanzia di rappresentanza delle comunità, tutela dell’attività politica all’estero.

La recente legge elettorale “Rosatellum” non solo non ha risolto tutti i gravi problemi di sicurezza del voto all’estero, che si svolgerà ancora in modalità esposte a potenziali brogli, ma ha alterato il principio della rappresentanza, permettendo ai residenti in Italia di candidarsi all’estero, e ha introdotto un principio discriminatorio che impedisce agli esponenti delle nostre comunità impegnati politicamente e democraticamente eletti all’estero di potersi candidare. Intendiamo proporre una revisione di questa legge che cancelli questi emendamenti e che promuova una radicale riforma della legge Tremaglia per il voto all’estero, a partire da un più rigoroso controllo delle modalità di accesso al voto per corrispondenza, aprendo una discussione sulla possibilità di sperimentare nella Circoscrizione estero sistemi di voto alternativi, che garantiscano il voto personale, libero e segreto come previsto dalla Costituzione. Inoltre, è necessario rivedere le ripartizioni della Circoscrizione Estero: non è possibile pensare che si abbia una rappresentanza adeguata e di qualità con ripartizioni continentali. Proponiamo un modello di ripartizioni territorialmente più ristrette, nelle quali il rapporto tra eletti ed elettori possa essere più diretto (sul modello della legge elettorale francese per l’estero) e che sia, così, di più facile accesso, nel corso delle competizioni elettorali, a candidati con meno facilità di accesso a risorse di rete e a risorse economiche. Al contrario di ciò che accade ora.

  • AIRE e fiscalità: per strumenti più efficienti e flessibili.

Troppi nostri connazionali, specialmente di nuova emigrazione, non si iscrivono all’AIRE, ritenendolo uno strumento lento e problematico (in particolare per quanto riguarda il diritto alla salute e alle cure mediche in Italia). In questo modo, perdono rappresentanza e diritti: vogliamo allora riformare l’AIRE rendendolo più flessibile, in particolare per coloro che vivono all’estero in modo discontinuo, risolvendo le difficoltà del trattamento sanitario e garantendo a tutti il diritto alla rappresentanza. Riteniamo inoltre necessario prendere in considerazione l’idea che le case di proprietà detenute in Italia dagli Italiani all’estero – spesso immobili ereditati, di valore ridotto ed in aree interne del nostro Paese – siano considerate come prima casa e quindi esentate dall’Imu.

  • Revisione della riforma della scuola all’estero: meno precariato e più continuità didattica.

L’introduzione della possibilità di contratti locali ha creato in alcune realtà situazione paradossali, con docenti pagati meno dei loro colleghi e in regime precario. Intendiamo modificare questa riforma per permettere pari dignità di condizioni lavorative a tutti i docenti delle nostre scuole all’estero.

  • Cittadinanza, diritti e mobilità: per assistere una comunità in piena evoluzione.

Molti nostri connazionali si spostano tra diversi Paesi all’estero, sia durante la loro carriera lavorativa, sia al momento di raggiungere la pensione. Intendiamo attivarci per garantire al meglio la tutela ed il pieno riconoscimento dei loro diritti lavorativi e previdenziali, in particolare per tutti coloro che oggi riprendono la via dell’estero per diventare lavoratori in settori spesso difficili, come la ristorazione, oltre che dei titoli di studio tra paesi UE in piena applicazione dei principi del processo di Bologna e della Convenzione di Lisbona. In particolare, gli Italiani all’estero delle ultime generazioni che hanno lasciato l’Italia dal Trattato di Maastricht in poi, sono particolarmente interessati dagli aspetti previdenziali della mobilità: avendo pagato contributi in più Paesi europei, devono affrontare problematiche legate alla transnazionalità nel pagamento dei contributi. A completamento della facilitazione della circolazione dei lavoratori in Europa, è necessario che l’Italia porti avanti un progetto di armonizzazione a livello europeo dei sistemi pensionistici, o che pensi a un incremento di accordi bi e multilaterali coerenti tra di loro.

  • Uno Stato vicino ai nostri connazionali: Brexit e aree in crisi

Vogliamo tutelare tutte le Italiane e gli Italiani nel Regno Unito nella difficile fase che è cominciata con il referendum sulla Brexit e che ha visto moltiplicarsi odiosi episodi di discriminazione e di attacchi verbali e fisici ai danni delle minoranze etniche, nazionali, linguistiche, e religiose nel Regno Unito. Ci opponiamo fermamente a tutti i fascismi e gli estremismi di destra che fanno leva sulle diseguaglianze per propagare messaggi di odio e razzismo. Vogliamo inoltre continuare a tenere alta l’attenzione sulle procedure di espulsione di cittadini comunitari in Belgio.

  • Tutela della cittadinanza

Noi sosteniamo percorsi agevolati per coloro che hanno rinunciato forzatamente alla cittadinanza per adeguarsi a provvedimenti del paese di residenza o convenzioni internazionali. 

Valorizzare le nostre comunità: per uno Stato più vicino e più recettivo

Le potenzialità di una comunità vasta e vivace come quella degli Italiani nel mondo va sfruttata appieno, attraverso uno Stato che sia presente e pronto ad affiancare i nostri connazionali “ambasciatori dell’Italia nel mondo” nelle loro attività all’estero, nonché essere capace di stimolare ricadute positive nel nostro Paese.

  • La ricerca italiana all’estero: un patrimonio da non perdere

Senza ricerca non ci sarà rilancio economico: appoggiarsi sui tantissimi nostri ricercatori all’estero per imparare contenuti e importare modelli di successo è fondamentale. Diventa allora urgente essere capaci di recensire, in modo chiaro, attività e carriere delle nostre ricercatrici e ricercatori all’estero, con l’obiettivo di arrivare ad una mappatura delle attività di ricerca, in ogni settore, per le quali il nostro Paese può beneficiare delle competenze dei nostri connazionali all’estero, rilanciando il ruolo degli addetti scientifici di Ambasciata e stimolando lo sviluppo in rete delle comunità di ricerca all’estero.

  • Promozione commerciale, culturale e turistica: successo all’estero per rilanciare l’economia italiana

Il grande successo della cultura, dell’arte, della gastronomia e delle eccellenze manufatturiere del nostro Paese all’estero porta sempre più numerosi nostri connazionali ed avviare attività lavorative in questi settori. Intendiamo rafforzare il ruolo degli istituti a sostegno di queste iniziative, rendendoli meno onerosi ed incentivando le collaborazione con gli istituti di cultura e tutte quelle realtà che, anche privatamente ma con scopo di utilità pubblica, operano in tali settori. Inoltre, è necessario fare tutti gli sforzi possibili per assicurare una ricaduta positiva di queste iniziative e della rete degli Italiani nel mondo sul tessuto economico nazionale, dall’editoria all’agro-alimentare nazionale, fornendo alle piccole e medie imprese italiane i contatti e gli strumenti linguistici per affacciarsi sui mercati internazionali e avviare così un virtuoso processo di internazionalizzazione.

Al contempo, una politica coerente di promozione culturale del nostro Paese all’estero richiede la valorizzazione delle risorse umane e artistiche italiane presenti nel mondo, anche attraverso una revisione delle modalità di funzionamento degli Istituti italiani di cultura, che promuova apertura e coinvolgimento diretto delle comunità all’estero, impulso alla qualità e pluriculturalità, e una selezione del personale (a qualsiasi livello) basata esclusivamente su trasparenza, qualità, e merito.

Allo stesso tempo, è necessario uno sforzo sostanziale nel finanziamento degli Istituti Dante Alighieri e delle scuole di lingue, con l’ampliamento dei corsi di lingua e cultura italiana, modulazione dei prezzi dei corsi secondo le condizioni economiche di chi vi accede, selezione di insegnanti qualitativamente preparati e attivi culturalmente. Infine, la visibilità dall’estero senza oscuramento dei canali RAI e della programmazione internet sono uno strumento fondamentale.

  • Le nostre comunità come tramite per la cooperazione internazionale

Le comunità italiane nel mondo devono essere protagoniste del rafforzamento della cooperazione internazionale, basandosi in particolare sulle generazioni più giovani degli italo-discendenti da recuperare e rappresentare e della mobilità internazionale a livello europeo – pensiamo a progetti europei di Erasmus plus estesi alle professioni oltre che agli studenti, o verso continenti come l’Africa, da realizzare mediante un’ azione sinergica tra pubblico e impresa, un mix che produca opportunità di lavoro e sviluppo.

Dall’estero per migliorare l’Italia, e rilanciare l’Europa

Le Italiane e gli Italiani all’estero hanno spesso modo di confrontarsi, da un’altra angolatura (per alcuni aspetti, privilegiata) ai problemi politici ed economici del mondo di oggi.

Molti, soprattutto in Europa, vivono il loro quotidiano di cittadini europei. Questo ci permette di vedere l’importanza di rilanciare il progetto europeo attraverso la partecipazione democratica per un’Europa politica, democratica, federale, e sociale, come recita il “Manifesto di Londra”, elaborato e promosso dal Coordinamento Liberi e Uguali UK e Irlanda:

  • Vogliamo un’Europa capace di affrontare le sfide globali del nostro tempo, dal cambiamento climatico all’insostenibile concentrazione di ricchezze e potere nelle élites finanziarie e nelle grandi societá multinazionali; dalla quarta rivoluzione industriale e l’automazione della produzione alle grandi migrazioni figlie di un ordine globale multipolare da ricostruire su basi democratiche.
  • Vogliamo rilanciare la costruzione di un’altra Europa, sociale, democratica, federale, con un vero e proprio governo europeo, non nominato dai governi nazionali, ma democraticamente controllato dal parlamento europeo, e democraticamente eletto in modo da esprimere la volontà transnazionale dei cittadini europei su proposte politiche alternative.
  • Vogliamo una radicale riforma della politica economica dell’Eurozona e una ferma opposizione al Fiscal Compact e alla dottrina economica che lo ha ispirato. Va rilanciata la battaglia per la revisione dei trattati economici e per la costruzione di una politica economica unica ed espansiva che aumenti significativamente il budget europeo anche attraverso una tassazione a livello Europeo, e che rilanci un grande piano di investimenti e di infrastrutture materiali e immateriali, una nuova politica ambientale ed energetica basata sulle energie rinnovabili, e una politica strategica di innovazione e ricerca su scala continentale.
  • Vogliamo costruire un’Europa solidale dove vengano garantiti ed estesi i diritti di libertà di movimento e circolazione a tutti i cittadini europei, e che questa sia accompagnata da una piena protezione sociale (sanitá, pensioni, stato sociale) e dalla realizzazione di un’educazione ed un welfare europeo integrati.
  • Vogliamo inoltre costruire un’Europa che abbia una sola, autorevole voce in materia di regolamentazione della finanza, dei mercati, e dei moderni oligopoli e monopoli dei dati e del web, politica estera, difesa, sicurezza e terrorismo, cooperazione internazionale, immigrazione e accoglienza, e lotta ai paradisi fiscali, all’evasione fiscale, e ai crimini finanziari.