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Benvenute e Benvenuti! Sono Sara e sono la capolista di Liberi e Uguali alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Europa.

Grazie

Siamo arrivati (quasi) alla fine dello spoglio delle schede dei seggi all’estero. Un ritardo che si spiega con la surreale gestione del voto all’estero, tra possibili brogli e gestioni discutibili dello scrutinio. Sarebbe bastato andare a CastelNuovo di Porto per capire che il principio costituzionale di un voto personale, eguale, libero e segreto non è rispettato per chi vota fuori dall’Italia.

Un risultato (5.44%) – quello di LeU in Europa – sopra la media nazionale, ma che, purtroppo, non ci consente di eleggere un deputato.

Per prima cosa vorrei ringraziare i 31 662 elettori che hanno creduto nella proposta politica che la nostra lista ha voluto veicolare in questa campagna elettorale e i 3170 che lo hanno fatto indicando il mio nome tra le loro preferenze. Una piccola soddisfazione personale in un giorno di tristezza e rammarico sulle sorti del nostro paese.

Un risultato che riposa principalmente sull’impegno di tante persone che hanno contribuito attivamente alla mia campagna e che ringrazio una ad una.

Perché mi candido

Accettando questa sfida ho deciso di contribuire a queste elezioni, mettendo a disposizione la mia esperienza più che decennale di Italiana in Europa, di dirigente politica, di anni di vertenze perché i diritti internazionali siano rispettati, in mare e in terra, in Italia e in Europa.  

Candidarsi nella Circoscrizione Europa, significa, per me,  rivendicare quei cambiamenti che possono migliorare il quotidiano delle comunità all’estero rispondendo ai bisogni comuni di tutti i nostri connazionali, in termini di servizi e assistenza al cittadino, così come di rispetto dei diritti. Ma significa anche farsi portavoce delle esperienze di questa comunità, diversa nella sua storia e nei motivi che ci hanno spinti a partire. Esperienze da valorizzare per rivendicare i diritti di tutti e tutte e cambiare un sistema economico e sociale sempre più distorto, che è fra le cause che hanno spinto migliaia di uomini e donne a lasciare l’Italia. La mobilità deve essere garantita da un’Europa che crea ponti e non muri tra gli Stati che la compongono, e deve soprattutto essere una scelta libera  e non un obbligo dettato dall’assenza di prospettive e da una precarietà sempre più dilagante.

In un paese accecato dall’odio razzista, strumentalizzato da populismi di vario colore, chi ha governato fino ad ora non si è neanche accorto che il crescere delle disuguaglianze e la mancanza di lavoro hanno spinto una nuova generazione di italiani a lasciare il loro paese. 

Rivendicare diritti, condividere buone prassi ed analizzare le cause delle partenze è ciò che da sempre faccio nel mio lavoro e nella mia attività politica. Voglio continuare a farlo portando avanti insieme la battaglia per una vera cittadinanza europea, fatta di diritti effettivi e di integrazione. 

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